Realtà - Testimone - Coscienza




Un'ipotesi certamente paradossale, probabilmente provocatoria, che non potrà mai essere dimostrata né smentita. Tuttavia, nel contesto di questa presentazione, ci sarà utile per meglio comprendere il ruolo chiave del «Testimone» 
Nella profondità del nostro Essere, il mare non è né calmo né agitato: è in uno stato permanente di profonda contemplazione! È in quello stato di consapevole immobilità che occorre imparare a soggiornare. Ma come raggiungere questa imperturbabilità, che può metterci al riparo dagli stati emotivi contrastanti, dalla compresenza simultanea di emozioni opposte?
Sapersi gestire richiede accettazione, resilienza emotiva, osservazione e comprensione delle contraddizioni egoiche interiori. Richiede la capacità psicologica di affrontare, adattarsi e rialzarsi positivamente dopo stress, traumi o fallimenti, mantenendo l'equilibrio interiore. Capacità di non farsi coinvolgere, elaborando le situazioni invece di evitarle o di lasciare che ci travolgano.
In altre parole, occorre “testimoniare” la nostra esistenza e tutto ciò che esistere comporta, sia nel bene che nel male. È indispensabile sviluppare una presenza consapevole, osservando pensieri, emozioni e azioni senza giudizio. È un processo di crescita interiore che richiede di distanziarsi dalle proprie reazioni emotive per allinearsi alla propria autenticità, superando l'autoinganno e il bisogno di conferme esterne.
Per quanto i concetti fin qui espressi siano condivisibili da tutti, senza restrizioni, esiste una notevole differenza, colma di grandi ostacoli, tra il promettere a se stessi di progettare qualcosa e il realizzarla concretamente. 
Parlare è semplice, mentre passare dalla teoria alla pratica richiede impegno, tempo, fatica, ma soprattutto l’applicazione di un metodo: l'attuazione pratica di una serie di procedure per raggiungere un obiettivo specifico.
Estraniarsi dalla realtà quotidiana, giungere a percepire la sensazione di distacco dal proprio sé e dall’ambiente circostante, «Testimoniare», è un processo complesso, che la nostra mente da sola non è in grado di innescare in quanto è la prima a essere coinvolta nell’identificazione.
Occorre dunque porsi “al di fuori della mente”, far sì che il soggetto pensante non sia più la mente bensì un soggetto esterno, completamente estraneo ai coinvolgimenti emotivi; in grado di osservare senza giudicare. 
A questo soggetto daremo il nome di “Testimone” e per permettergli di operare dovremo immaginare di collocarlo in un contesto al di fuori della nostra consueta realtà, la realtà dove agisce la mente.
Creiamo dunque un palcoscenico immaginario dove il Testimone possa agire indisturbato...