Riflesso di me stessa ma identificata
in questo oggetto umano, in questo corpo-mente.
IO SONO la Coscienza, niente mi ha creata
poiché sono il Divino, sono la Sorgente.


Nan Yar?
Tat Tvam Asi!

"IO SONO CIO' PER CUI SO CHE IO SONO"

Meditare con la Poesia

"Il Labirinto"



                    IL LABIRINTO  (1995)

L'incontro con gli insegnamenti impartiti da una misteriosa poesia ed i suggerimenti spirituali ricevuti da Sette Gocce di Sapienza, che nel racconto assumono le sembianze di altrettanti fantastici personaggi, guidano Jader all'interno del Labirinto, laddove ad ogni certezza esistenziale tanto faticosamente conquistata si contrappone il dubbio che tutto quanto ci è consueto e conosciuto non debba necessariamente corrispondere alla “Realtà”. Esplorando il Labirinto, in un contesto non più identificabile con il conosciuto né appartenente alla sfera del sogno o dell'immaginazione, Jader vive la straordinaria esperienza di compiere un rapido cammino di evoluzione spirituale il cui fine ultimo consiste nel raggiungimento dell'Illuminazione.



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Martedì, 31 ottobre 1995 - ore 17.00

Sono i minuti che precedono il tramonto. Bassa sull’orizzonte, sovrastata da nubi grigie e cariche di pioggia, la sottile lama di sereno lascia filtrare gli ultimi raggi solari che stagliano il profilo della collina contro l’azzurro del cielo, come preziosi origami d’ombra e di luce.
Non è un martedì come gli altri: domani è la festa di Tutti i Santi e in molti sceglieranno di celebrare con un giorno d’anticipo il consueto rituale in ricordo dei propri cari defunti. Lo sguardo oltrepassa il vetro appannato, attraversa la fredda aria autunnale ed intravede appena l’asfalto deserto che circonda il grande cimitero, laddove uomini in quiete e un rispettoso silenzio riposano all’ombra dei cipressi. Tuttavia, all’indomani di primo mattino gli spazi strategici della città saranno occupati da bancarelle adornate con mille corolle profumate; fiori recisi e rossi lumini di cera per colmare il vuoto lasciato da chi non è più. Sarà allora che il crisantemo, fiore funereo per antonomasia, raggiungerà il suo massimo splendore commerciale!
Jader odia questo giorno; odia il commercio legato a quel sentimento che giunge puntuale ogni anno, per svilupparsi intorno ad una festa della quale gli stessi defunti stenterebbero forse a comprenderne il significato e le gesta. Parenti ed amici di un tempo compaiono improvvisamente sulla soglia del grigio cancello, desiderosi di testimoniare il loro immutato affetto. Uomini che attendono l’inizio di novembre per ricordarsi di celebrare la morte, la morte altrui, mentre i mercanti di strada, accampati ad un passo dalla terra consacrata, fanno affari d’oro.
Jader è solito portare rispetto a qualunque pensiero e mai si lascerebbe andare a giudizi affrettati sul buon gusto della gente, ma come pillole amare, certi comportamenti ipocriti non riesce a mandarli giù!

Jader

Che cosa posso farci io? Ciascuno è libero di agire e pensare secondo la propria coscienza, pensò sorridendo amaramente dentro di sé, poi questo è proprio il giorno ideale per pensare ai cimiteri!
Attento Jader! Scherzò prigioniero di quell’interminabile attesa, Si avvicina la notte di Halloween, stasera compriamo una zucca!
La testa bassa, stretta tra le mani, i gomiti saldamente appoggiati sulle ginocchia in un’immobilità che non durò che un attimo: giusto il tempo per sentire il prepotente riaffacciarsi del desiderio di fumare un’altra sigaretta. Sollevò il cappuccio per ripararsi dalla pioggia e uscito nel cortile prese dalla tasca il pacchetto delle nazionali e l’accendino.
Il fumo della sigaretta ristagnava immobile poco sopra la sua testa, miscelato all’umidità della nebbia che fin dall’alba stava avvolgendo la città. Aspirò voracemente l’una dietro l’altra profonde boccate di nicotina provando un profondo senso di liberazione. Lasciò che il suo sguardo si focalizzasse all’infinito, in direzione di quel debole neon che inutilmente tentava di rischiarare il cortile.
Rimase immobile, sotto la pioggia fin quando la sigaretta fu ridotta ad un semplice mozzicone bruciacchiato; quindi serrò il filtro tra il pollice e il medio e fece scattare il tendine del dito:
«Bingo!», esclamò. «Ho dovuto fumarne dodici prima di riuscire a centrare quel vaso!». Si chinò ad allacciarsi la scarpa e l’orlo del giaccone sfiorò una pozza d’acqua.
Tornò a sedersi al caldo, solo. L’unico sconosciuto con il quale aveva fino ad allora condiviso il silenzio di quell’interminabile attesa, se n’era appena andato. Beato lui! Jader lanciò un rapido sguardo alle riviste gettate disordinatamente sopra il tavolo di giunco ma non riuscendo a trovare distrazione in qualche futile lettura, riprese a rimuginare sulle sue vicissitudini.
Da molto tempo non riusciva più a vivere con serenità. La sua mente era sempre impegnata a risolvere i problemi che parevano essere in fila l’uno dietro l’altro: tutti in paziente attesa del proprio turno, per farsi avanti ed aggredirlo vigliaccamente alle spalle.
Finirete, maledetti bastardi! Pensò spingendosi gli occhiali sopra il naso, poi per un attimo parve appisolarsi...
Un sobbalzo, Jader trasalì. Diede un rapido sguardo all’orologio. Già le cinque, sospirò, chiudendo ancora gli occhi.

Tu sei acqua che scorre, attraverso il delta del fiume della vita. Se vuoi conoscere il mare, devi superare la barriera dei detriti di millenaria età: il Labirinto della mente umana. Sappi che non esiste la via diretta, né potrai mai trovarti nella via sbagliata: tutte le strade ti condurranno al mare, ma solo una è la via più breve ...

Dove ho già letto queste parole? Non lo ricordo più...
Un rumore secco lo rapì dal suo torpore. La porta del reparto si spalancò ed un uomo alto e magro, in camice bianco, si diresse verso di lui accennando un breve sorriso.
«Giorgio», esclamò Jader alzandosi di scatto, «allora?»
«Abbiamo quasi finito», rispose l’uomo asciugandosi le mani con una salvietta, «la stanno chiudendo ora! Sono venuto a cercarti, qualche minuto fa, ma non ti ho trovato... »
«Boh! Probabilmente ero uscito a fumare una sigaretta! Dimmi la verità, Come stanno realmente le cose?»
Imbarazzato, Giorgio abbassò lo sguardo e cominciò ad aggiustarsi nervosamente i bottoni del suo camice. Superato l’attimo d’esitazione, si avvicinò a Jader in silenzio e con un gesto cortese lo invitò a sedersi accanto a lui. Evitò di guardarlo negli occhi. Pur cosciente di non poter eludere la temibile domanda, in quel momento Giorgio sentiva il bisogno di prendere un poco di respiro.
«Quanti anni hai detto che ha?»
«Sei e mezzo, sette a giugno»  

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Carlo Nardini

(Jader)




Trilogia Dell' (non) Essere

1° Edizione - © 2020